Mio figlio va male a scuola: pigrizia o DSA?

Mio figlio va male a scuola: pigrizia o DSA?

Le preoccupazioni dei genitori che hanno figli con problemi scolastici sono all’ordine del giorno. Il quesito principale riguarda la distinzione tra pigrizia e DSA. C’è da premettere che si tratta di un cruccio più che normale soprattutto per chi è al primo figlio e quindi, per riflesso naturale, riversa sul bimbo un maggior numero di preoccupazioni e dubbi.

Osservare come il bambino scrive

Come è quindi meglio comportarsi? Partendo dall’osservazione dell’approccio che il bambino ha alla scrittura. Se vi è una manifesta svogliatezza nello studio accompagnata da difficoltà nel riconoscimento di lettere tra loro simili – per esempio la ‘p’ e la ‘b’ – ma anche da manifestazioni come l’inversione delle lettere nel processo di stesura del testo, è molto probabile che ci si trovi in presenza di un disturbo dell’apprendimento, che ha come riflessi naturali la frustrazione e la poca voglia di impegnarsi in qualcosa che riesce difficile.

Nello specifico quelli appena elencati possono rappresentare due sintomi di dislessia o disgrafia. Solo uno psicologo coadiuvato eventualmente da un logopedista può però procedere con la diagnosi certa, e aiutare ad avviare quel processo di comunicazione tra scuola e famiglia che è basilare quando si punta a trattare i DSA.

Non essere invasivi

Dal punto di vista pratico e quotidiano, rapportarsi con il proprio figlio quando si hanno dubbi in merito alla presenza di un disturbo dell’apprendimento, implica prima di tutto il fatto di evitare di essere invasivi. Per quale motivo? Semplicemente perché, come già ricordato, il bambino DSA che vive in maniera svogliata e difficoltosa il rapporto con lo studio può solo peggiorare davanti a un genitore che manifesta un atteggiamento invasivo e ipercritico, pregiudicando così il suo futuro scolastico a lungo termine.

Comprensione

Il comportamento migliore prevede quindi un’osservazione costante e discreta, durante la quale è bene mettere in primo piano l’empatia. Il bambino che vive lo studio in maniera problematica e manifesta poco interesse nei confronti della scuola per via di un DSA ha bisogno di sentirsi compreso e mai escluso dai suoi gruppi sociali di riferimento, ossia la famiglia e la scuola.

E se fosse solo pigrizia?

Se, in seguito alla visita, ci si accorge invece che la situazione critica non è dovuta a un DSA, è comunque opportuno consultare uno psicologo qualora il disinteresse nei confronti dello studio e il poco impegno dovessero essere evidenti e protrarsi oltre i primi tre anni della scuola elementare. Già dal quarto e dal quinto è infatti opportuno acquisire quell’impostazione iniziale che permette poi di costruire un metodo di studio utile durante il ciclo delle medie.


Dr.ssa Miolì ChiungDottoressa chiung studio salem

La Dottoressa Miolì Chiung Ching Wang nasce a Milano all’inizio dei ruggenti anni ‘80. Cresce sotto la Madonnina tra la passione per il mare, per i libri e per la cucina. Dopo la laurea in psicologia clinica conseguita nel 2006 presso l’Università Bicocca e l’iscrizione all’albo degli psicologi nel 2008, perfeziona il suo profilo professionale attraverso numerosi corsi e master, formandosi anche come psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e come esperta di Metodo Feuerstain. Nel 2009 fonda lo Studio Salem, un progetto di ampio spessore incentrato sul benessere psicologico dell’individuo, dai processi di prevenzione fino a tutto quello che riguarda la cura.

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