Mio figlio va male a scuola: pigrizia o DSA?

Le preoccupazioni dei genitori con figli che vanno male a scuola sono all’ordine del giorno. Il quesito principale riguarda la distinzione tra pigrizia e DSA.

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Le preoccupazioni dei genitori che hanno figli con problemi scolastici sono all’ordine del giorno. Il quesito principale riguarda la distinzione tra pigrizia e DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento). C’è da premettere che si tratta di un cruccio più che normale soprattutto perché non sempre è così immediato poter distinguere le due situazioni. Ci sono dei campanelli di allarme che posiamo tenere sotto controllo e che possono farci capire che siamo effettivamente davanti a difficoltà specifiche. Va sottolineato che che ogni bambino è diverso dall’altro, quindi questi indicatori possono presentarsi in maniera più o meno differente.

Osservare il bambino

Come è quindi meglio comportarsi? Partendo dall’osservazione dell’approccio che il bambino ha nei confronti delle attivtà didattiche.

Un primo campanello dall’allarme è SICURAMENTE un ritardo nell’acquisizione della lettura e della scrittura sin dai primi mesi della scuola primaria.

Altre caratteristiche da osservare sono:

  • inversione di lettere e numeri ( es. Cane- caen)
  • non riesce a memorizzare le tabelline o canzoncine o filastrocche
  • non ha imparato i giorni della settimana, i mesi e le stagioni
  • fatica a distinguere la destra dalla sinistra
  • sostituisce lettere (es. sedia -sebia, fiore-viore)
  • in alcuni casi ha difficoltà di coordinazione motoria (es. allacciarsi le scarpe)

Queste difficoltà possono avere come riflesso naturale la frustrazione e la poca voglia di impegnarsi in qualcosa che risulta complicato e faticoso. In questo caso la pigrizia svanirà nel momento in cui avremo dato al bambino tutti gli aiuti che gli permetteranno di affrontare la didattica con serenità e sentendosi competente.

Nello specifico quelli appena elencati possono rappresentare alcuni campanelli per i quali un genitore o un insegnate possono richiedere una visita specialistica con conseguente valutazione diagnostica per accertare la presenta del Disturbo Specifico dell’Apprendimento. La valutazione permetterà di avviare quel processo di comunicazione tra scuola e famiglia che è basilare quando si punta ad aiutare questi bambini

Non essere invasivi

Dal punto di vista pratico e quotidiano, rapportarsi con il proprio figlio quando si hanno dubbi in merito alla presenza di un disturbo specifico dell’apprendimento, implica prima di tutto il fatto di evitare di essere invasivi. Per quale motivo? Semplicemente perché, come già ricordato, il bambino con DSA che vive in maniera svogliata e difficoltosa il rapporto con lo studio può solo peggiorare davanti a un genitore che manifesta un atteggiamento invasivo e ipercritico, pregiudicando così il suo futuro scolastico a lungo termine. Lo stesso discorso deve essere esteso anche agli insegnati che devono saper accogliere le fatiche e fornire strumenti per superarle.

Il comportamento migliore prevede quindi un’osservazione costante e discreta, durante la quale è bene mettere in primo piano l’empatia.

Il bambino che vive lo studio in maniera problematica e manifesta poco interesse nei confronti della scuola per via di un disturbo dell’apprendimento ha bisogno di sentirsi compreso e mai escluso dai suoi gruppi sociali di riferimento, ossia la famiglia e la scuola.

E se non fosse DSA ma solo pigrizia?

Se, in seguito alla valutazione, ci si accorge invece che la situazione critica non è dovuta ad un DSA, è comunque opportuno consultare uno psicologo per escludere un disagio emotivo che porti il bambino a rifiutare la scuola o i compagni. In questo caso il disinteresse nei confronti dello studio e il poco impegno potrebbe portare ad un isolamento e, se protratto per molto tempo, anche ad un rifiuto totale della scuola.

Già dal quarto e dal quinto anno è opportuno che il bambino acquisisca una autonomia nei compiti e nel metodo di studio in modo da poter affrontare il percorso scolastico in piena autonomia.

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