Giovani e stress: alla scoperta di un effetto non sempre negativo

Secondo un recente rapporto dell’Ocse sul “Benessere degli studenti”, gli studenti italiani appaiono come più ansiosi dei colleghi europei e meno soddisfatti della loro vita.

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I dati dell’Ocse sullo stress giovanile

I dati riguardanti infatti i livelli di ansia degli studenti italiani riportano che il 56% dei ragazzi diventa nervoso quando prepara una verifica (contro una media Ocse del 37%), e che addirittura il 70% entra in forte ansia di fronte ad un test, anche se preparato (anche in questo caso la media Ocse è inferiore, fermandosi al 56%).

Inoltre, la quantità di tempo trascorsa sui libri, a casa e a scuola, risulta inversamente proporzionale all’ansia e non garantisce risultati e un apprendimento proporzionato. Ancora una volta viene dunque ribadito il concetto di qualità dello studio come risorsa per apprendere.

Il risultato di questa indagine ha portato a galla diversi quesiti relativi alla qualità scolastica. La scuola, però, seppur elemento centrale della ricerca, non può essere circoscritta come unica causa delle ansie dei ragazzi. Ricordandoci anche l’aumento del consumo di psicofarmaci e di ansiolitici tra i giovani occorre forse chiedersi in che modo i giovani vivano e gestiscano ansia e stress.

Proprio così. Analizzando in modo scientifico la sfera emotiva occorre precisare che la maggior parte delle emozioni connotate come negative hanno in realtà un’origine fisiologica e permettono alle persone di affrontare al meglio situazioni problematiche.

Stress positivo e stress negativo

Prendiamo come esempio lo stress. In generale esso viene etichettato come negativo. In realtà esistono due tipi di stress: eustress e distress. Il primo, ovvero stress buono (dal greco ‘eu’: buono, bello) ci consente di affrontare al meglio le sfide quotidiane. Se si prova a contestualizzare l’eustress nella quotidianità di uno studente, lo si potrebbe riscontrare nel sentimento che precede una performance e che garantisce poi di affrontare l’interrogazione o il compito in classe. Lo stesso vale in ambito lavorativo. Se questa reazione fisiologica ed emotiva fosse assente ci si troverebbe di fronte ad un problema, nonché ad una collezione di fallimenti. Se non si investe emotivamente in qualcosa non si è interessati alle conseguenze che ne derivano.

Per approfondire: Eustress, non tutto lo stress vien per nuocere

Il distress invece rappresenta ciò che noi comunemente intendiamo come stress, ovvero lo stress negativo. Esso è la conseguenza di una difficoltà di adattamento alle situazioni, e può comportare disturbi fisici o comportamenti anomali, come aggressività e isolamento sociale. L’invasività del distress rende difficile per chi ne soffre riequilibrare la situazione in poco tempo.

Anche l’ansia è di per sé una normale reazione fisiologica di fronte ad una situazione di possibile pericolo. Risulta sproporzionata e patologica quando diventa talmente invasiva e radicata da portare a pensieri e sintomi fisici disfunzionali, nonché ad un ritiro sociale.

Aiutare i giovani a gestire ansia e stress

Ripercorrendo il report condotto dall’Ocse potrebbe essere dunque utile considerare fondamentale insegnare e aiutare i giovani d’oggi alla gestione dello stress e dell’ansia come emozioni normali che, nelle giuste misure, ognuno di noi può vivere. Le richieste scolastiche negli ultimi anni non sono cambiate radicalmente ma, a quanto pare, un ragazzo oggi difficilmente sa gestire il più possibile serenamente la propria quotidianità.

In che modo potrebbe dunque essere utile ragionare?

• Cambiamo punto di vista, non additiamo solo il “sistema scuola” come responsabile. Alleniamo invece le capacità di problem-solving e di resilienza dei ragazzi. Come genitori non cerchiamo di affrontare al posto loro i problemi. Ciò che può sembrare apparentemente una forma di tutela in realtà non li aiuta a mettersi alla prova, a sperimentare le conseguenze delle proprie azioni.

• In una società altamente competitiva, basata sulla performance, ricordiamo che un voto è un giudizio su una prestazione più o meno valida, non è una valutazione sulla persona. Se si prende un brutto voto non si è dei falliti. Sbagliare, cadere, serve per conoscersi meglio.

Aiutiamo i ragazzi a comunicare attivamente con le persone intorno a loro, non solo tramite e i social e internet. Sappiamo che la libertà di accesso ai social media può essere un’arma a doppio taglio per un giovane in fase di sviluppo. I dati dell’Ocse relativi all’uso di internet dovrebbero farci riflettere sulla necessità di trovare nuovamente utile e indispensabile il dialogo di qualità, in primis in famiglia.

Supportiamo i giovani a normalizzare le proprie ansie e il proprio stress. Salvo casi problematici particolari, aiutiamoli a gestire queste emozioni e ad affrontare le situazioni che scatenano questa reazione, gratificandoli nel momento in cui superano la prova.

Ricordiamoci infine che la presenza attiva, oltre che dei professori, di psicologi all’interno della scuola, può essere un primo aiuto immediato ed efficace per aiutare i ragazzi a gestire al meglio le loro, il più delle volte assolutamente normali, preoccupazioni quotidiane.

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