Educatore a scuola: chi è e di cosa si occupa

Educatore a scuola: chi è e di cosa si occupa

Da diversi anni le figure professionali che lavorano all’interno delle strutture scolastiche sono aumentate. Oltre a figure professionali esterne che collaborano con insegnanti e alunni attraverso progetti specifici, gli educatori sono professionisti che fanno parte a tutti gli effetti dell’equipe disciplinare.

L’educatore professionale programma e gestisce progetti e servizi educativi e/o riabilitativi, sia in contesto socio-sanitario che scolastico, rivolti a utenti in difficoltà. In ambito scolastico l’educatore lavora con minori con disabilità fisica, mentale e disturbi comportamentali certificati da specialisti dell’Unità Operativa Territoriale di Neuropsichiatria Infantile, o da professionisti privati convenzionati con l’Azienda Sanitaria. L’osservazione del minore, la programmazione specifica e le attività svolte, hanno come finalità comune per il minore il raggiungimento di una maggiore autonomia personale, di un’inclusione reale e non apparente all’interno della classe, di una maggiore consapevolezza delle proprie risorse e delle proprie abilità.

L’educatore a scuola pertanto svolge un ruolo molto importante e delicato in quanto non solo fornisce attraverso le sue competenze un contributo in più all’interno dell’equipe disciplinare, ma concentra il proprio lavoro su attività che possano essere generalizzate anche in altri ambienti, oltre a quello scolastico. La collaborazione con i docenti e la condivisione di metodologie e progettualità diventa quindi fondamentale per ottimizzare il lavoro. I lavori di insegnanti ed educatori non procedono pertanto come due binari paralleli, ma si “intrecciano” continuamente.

Come si svolge il lavoro in rete dell’educatore?

L’educatore non è un dipendente dello Stato, come i docenti, ma nella maggior parte dei casi lavora per Cooperative che gestiscono servizi socio-educativi per il Comune di riferimento. Per tale ragione il suo lavoro non si svolge esclusivamente a scuola bensì attraverso costanti aggiornamenti con gli assistenti sociali comunali, con i coordinatori della Cooperativa e con gli specialisti che seguono il minore.

Chiunque può avere l’educatore?

No. Per prassi, salvo casi eccezionali, la presenza dell’educatore deve essere segnalato specificamente dall’Unità di Neuropsichiatria, o dagli specialisti accreditati, che hanno in carico il minore. Ci sono situazioni che possono prevedere solo l’insegnante di sostegno, entrambi, o solo l’educatore, dipende dalla diagnosi elaborata.

L’educatore svolge quindi il medesimo ruolo di un insegnante di sostegno?

No. L’educatore concentra la propria attività in ambito educativo, progettando un lavoro che parte dalle risorse del minore finalizzato al raggiungimento di una maggiore autonomia, in ambito scolastico e non solo. Ogni progetto è diverso e può prevedere un lavoro mirato maggiormente sulle competenze relazionali e sociali, sull’autonomia personale, sulla cura del sé, sull’autostima. Con questo non significa che l’educatore non svolga anche un lavoro didattico: in tal caso, però, cambia il punto di vista. Anche il lavoro didattico può diventare uno strumento educativo. Si può perciò definire l’educatore come una figura complementare, anziché sostitutiva, dell’insegnante di sostegno.

L’educatore può occuparsi della stesura del Piano Educativo Individualizzato del minore che ha in carico?

Sì. Secondo l’articolo 12, comma 5 L.n. 104/92, il PEI e il PDF (Profilo Dinamico Funzionale) sono elaborati in collaborazione con operatori scolastici, famiglia e operatori socio-sanitari, educatori inclusi, sia che siano dipendenti degli Enti locali, sia che siano dipendenti di Cooperative convenzionate con l’Ente. Per tale ragione gli educatori hanno anche il diritto di partecipare al GLI (Gruppo di Lavoro per l’Integrazione e l’Inclusione).

Trattandosi di persone laureate, con formazione specifica, gli educatori sono quindi una risorsa preziosa per la scuola. In una situazione scolastica dal futuro incerto, dove graduatorie e precarietà dominano le prime pagine dei giornali, potrebbe essere buona prassi cambiare punto di vista e far forza su tutte risorse presenti.


Fonte immagine: vita.it

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