Lavorare sull’apprendimento di bambini con difficoltà: dalla relazione all’autonomia

A partire da metà anni Novanta il termine inclusione scolastica ha iniziato a esser pronunciato all’interno delle mura scolastiche. Con questa definizione si è posto l’accento sull’importanza che alunni diversamente abili non solo potessero frequentare regolarmente le attività in una scuola insieme a coetanei normodotati, ma che avessero diritto ad un vero e proprio adattamento dell’ambiente e dei contenuti rispetto alle loro risorse, che ne favorisse l’apprendimento.

Come favorire l'apprendimento di bambini diversamente abili

Piano Educativo Individualizzato (PEI)

Attualmente i documenti che ogni anno vengono stilati da docenti e specialisti che seguono il minore con difficoltà sono diversi. Primi fra tutti il PEI (Piano Educativo Individualizzato). Attraverso questo documento è possibile mettere nero su bianco quale programmazione specifica, didattica ed extra-didattica, l’alunno dovrà seguire. Se sulla carta può sembrare, quasi, semplice, l’impostazione delle attività quotidiane richiede un lavoro profondo e un costante aggiornamento.

Quando si condividono degli obiettivi di apprendimento per un alunno, che sia diversamente abile o meno, si incontrano infatti diverse problematicità che possono minare il raggiungimento dei traguardi prefissati.

Come favorire l’apprendimento dei bambini con difficoltà

Dopo una prima fase di osservazione del minore, volta a comprenderne il funzionamento, le risorse e i limiti, occorre specificare quali obiettivi si vogliono raggiungere a breve e a lungo termine.

Nell’approfondimento degli obiettivi differenziamo gli obiettivi cognitivi da quelli comportamentali ed emotivi. I primi riguardano maggiormente la sfera delle competenze didattiche e il lavoro sui relativi processi da implementare, gli altri implicano invece un lavoro sull’autostima, sulle relazioni con gli adulti e con i pari, sui processi di autocontrollo e di consapevolezza di sé.

Per approfondire: L’educatore a scuola, chi è e di cosa si occupa

La motivazione

Prima di affrontare insieme qualsiasi compito, inoltre, poniamoci il dubbio sulla motivazione.

Se un minore non è motivato ad impegnarsi in alcun tipo di attività, che sia didattica o ludica, tutte le strategie che adotteremo risulteranno prive di efficacia.

Questo è uno scoglio talvolta sottovalutato nel lavoro quotidiano: probabilmente le aspettative nel lavoro tra insegnante e minore partono dal presupposto che l’alunno rispetti l’autorevolezza del docente seguendo le attività, con l’idea che la gratificazioni bastino come strategia di apprendimento. Non è così. La gratificazione è un passo successivo, una conseguenza del lavoro svolto, mentre la motivazione è la base da cui parte tutto il lavoro. Lavoriamo quindi su questo, rendendo i contenuti motivanti per quell’alunno e aiutandolo a comprenderne l’utilità. Per fare ciò adottiamo una prospettiva diversa, cambiamo punto di vista e mettiamoci nei suoi panni.

Stima e rispetto reciproco

Oltre alla motivazione la costruzione di una relazione alunno-docente basata su stima e rispetto reciproco costituisce un altro prerequisito fondamentale per impostare un lavoro efficace.

La comprensione degli stati emotivi del minore, l’empatia e l’attenzione posta alle sue esigenze è un valido alleato per la creazione di una sintonia e di un rapporto di fiducia reciproca.

Rinforzo e gratificazione

Poste queste basi entrano in gioco quelle strategie comportamentali utili per il raggiungimento degli obiettivi preposti. Il rinforzo e la gratificazione sono tra le strategie più efficaci.

Per un bambino la gratificazione dell’insegnante è preziosa, sia per accrescere l’autostima che per aumentare la motivazione nel lavoro. Se l’alunno si percepisce efficace probabilmente si impegnerà ancora di più nelle attività.

La gratificazione, per poter essere efficace deve esser data puntualmente, nel momento in cui il bambino ha lavorato o si è comportato bene. Attraverso il rinforzo di ogni piccolo obiettivo raggiunto si “modella” il comportamento dell’alunno sempre di più verso un nuovo traguardo.

Puntare sempre all’autonomia

Ricordiamoci inoltre che il macro obiettivo sul quale si lavora è l’autonomia. Perciò il bambino deve imparare progressivamente a lavorare, dove può, da solo. La riduzione degli aiuti, detta anche fading, è una conseguenza naturale del lavoro precedentemente descritto. Se l’impostazione del lavoro è stata fatta sulla base delle risorse dell’alunno, allora ogni piccolo obiettivo raggiunto consentirà anche al docente di diminuire gli aiuti e di adattare nuovamente la strategia di lavoro più utile.

Punizione ed estinzione

Se ogni progresso deve essere premiato, è anche probabile che nel corso dell’anno ci siano degli incidenti di percorso. Di fronte a comportamenti disfunzionali o atteggiamenti negativi il docente può scegliere se ricorrere alla punizione o all’estinzione. La punizione comporta un’azione spiacevole da parte dell’adulto in conseguenza ad un comportamento negativo. Con l’estinzione, invece, il docente ignora il comportamento disfunzionale, cosciente del fatto che il comportamento, seppur negativo, dell’alunno è un modo errato di desiderare l’attenzione su di sé e pertanto un rimprovero agirebbe come rinforzo.

Da leggere: Premi o punizioni? L’eterno dilemma nell’educazione dei bambini.

Ogni alunno è diverso e richiede un’attenzione specifica. L’abilità di noi adulti di metterci in gioco è il primo passo per costruire una relazione con il minore che sia positiva e duratura nel tempo.

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