A tu per tu con Silvana Ceccucci, psicologa ma non solo

A tu per tu con Silvana Ceccucci, psicologa ma non solo

Nuovo appuntamento con i professionisti del benessere psicologico. Oggi ospitiamo Silvana Ceccucci, psicologa ma non solo.

Silvana si è formata come psicoterapeuta presso il C.I.S.S.P.A.T. (Centro Italiano Studio e Sviluppo Psicoterapia e Autogenes Training) e Psicoterapia Breve Strategica di Padova. Vive e lavora a Ravenna nel suo studio privato Studio di Psicoterapia Cellula Armonia. Non si dedica unicamente alla psicologia, ma è affascinata ed incuriosita da temi filosofici, mistici, esoterici, metafisica e ha studiato l’ebraico biblico. Coltiva la passione per la musica, il disegno, la scrittura, il cinema e da ben 17 anni è iscritta alla scuola di meditazione di P. Yogananda.

Ecco la nostra intervista. Buona lettura!

Qual è il luogo comune che odi di più sugli psicologi?

Il fatto che lo psicologo sia considerato “il medico dei matti!”. Trovo questo luogo comune quello che denota più ignoranza in quanto è profondamente sbagliato. In realtà, la persona che si reca dallo psicologo è, nonostante le sue difficoltà, una persona che comprende appieno il fatto che uno specialista potrà aiutarlo notevolmente a risolvere sia le sue problematiche di vita sia i suoi sintomi. Nella psicologia la gravità della patologia è strettamente correlata con la mancanza di consapevolezza del problema, per cui, se una persona si rende conto di avere un problema e si reca dallo psicologo, denota consapevolezza e l’intelligenza di farsi aiutare. Quindi è proprio il contrario del matto. Il “matto” dell’immaginario collettivo, cioè colui che soffre di patologie gravi (psicotico ad es. o psicopatico), non si rivolgerà mai ad uno psicologo per un aiuto, per il semplice motivo che il primo vive in un mondo tutto suo alienato dalla realtà; il secondo non prova alcun senso di colpa, quindi non si è mai sentito che un pluriomicida o serial killer si rivolgano allo psicologo o psicoterapeuta. Perciò vediamo bene l’assurdità di questo pregiudizio ancora molto radicato e che sarebbe da capovolgere completamente.

Cosa ti ha fatto appassionare al mondo della psicologia?

Il mio interesse è partito dalla lettura di biografie di personaggi storici e di fatti curiosi che possono succedere alle persone. Io stessa, da bambina, ero sonnambula e i miei genitori me lo dicevano e questo mi ha interessato parecchio. Ero anche molto timida e passavo il tempo, più che ad interagire, ad osservare la gente e a riflettere… A casa mia è sempre stato pieno di libri tipo i misteri inspiegabili della mente umana… ecc. Li leggevo anche facendomi delle mie personali teorie su quanto venivo a conoscenza. Poi, verso 15 anni ho acquistato personalmente dei libri di psicologia e lì ho trovato un modo che mi apparteneva totalmente anche nei dettagli: atmosfere, linguaggi, temi che avevano su di me un fascino particolare. Poi amici: modi di parlare inconsueti, psichismi originali; hanno iniziato a chiedermi consigli e direi che sono diventata “operativa” prima ancora di iscrivermi a psicologia!

Qual’è il tuo paziente ideale?

Be’, premesso che ogni paziente è ideale nell’essere se stesso e va accolto e accettato come tale, posso parlare di una caratteristica importante cioè: l’intelligenza. Non è un caso che tutte le prime pazienti dei nostri Maestri e Padri della psicoanalisi ad es. fossero donne colte, ma soprattutto intelligenti e contribuirono tantissimo allo sviluppo delle teorie psicoanalitiche. L’intelligenza, intesa come saper “connettere” fatti e vicende e come sensibilità nel cogliere le proprie emozioni, supporta il processo di elaborazione di fatti e situazioni e quindi facilità di molto il processo di cura. Un altro elemento importantissimo che deve essere presente è la motivazione, ma, dobbiamo anche dire che lo psicologo dovrà lui stesso cercare di sviluppare nel paziente la giusta motivazione alla cura. Dalla motivazione deriva la collaborazione. Comunque, in linea di massima, i pazienti possiedono queste caratteristiche e quindi si conferma quanto ho già detto nella prima risposta.

Hai un episodio lavorativo che è particolarmente buffo?

Ma guarda, più che buffo direi emblematico: venne un giorno una paziente e, in preda ad un transfert agitato, iniziò ad insultarmi e a dire che mi avrebbe buttato dalla finestra (notare che ero al secondo piano, estate finestra aperta). Le dissi che lei poteva sfogarsi verbalmente dicendo tutto quello che voleva ma che se avesse provato a toccarmi mi sarei difesa. Vista la mia calma composta e il tono fermo ma dolce, all’improvviso è scoppiata a piangere e si è buttata ad abbracciarmi le ginocchia dicendo quanto mi voleva bene e scusandosi… Poi si è ripresa ed è scoppiata a ridere di se stessa e della situazione. Infine ci siamo salutate serenamente. In 45 minuti direi che erano state presenti tutta la gamma delle emozioni umane! Bello! Bello, non perché fosse stato uno spettacolo ma perché era stata una “seduta” liberatoria per la paziente. Da quel giorno è migliorata tantissimo.

Quali libri consiglieresti a chi vuole intraprendere questo percorso?

Tanti libri: leggere leggere leggere! Non solo libri di psicologia, spaziare, interessarsi di tante cose, essere curiosi intellettualmente. Dovendo dire un libro in particolare dirò quello che non è possibile non conoscere a fondo per fare questo lavoro: La scoperta dell’inconscio di Hellenberger. 10 anni di studi per restituirci le figure “vive” di tutti i personaggi che hanno portato alla nascita della psicologia moderna e della psicoanalisi. Più descrizione multidisciplinare di ambienti, storia, arte, personaggi e tutto quanto possa, non solo far comprendere, ma riportarci all’epoca dei fatti e nutrire così questa passione attingendo dalle fonti.

Quali professionisti/ colleghi hanno maggiormente influenzato il tuo lavoro?

Allora, se dobbiamo parlare del “sapere in generale”, cito in particolare lo Junghiano J.Hilmann e il suo discepolo T. Merthon, e qui la psicologia si ricollega a sua madre: la mitologia e gli archetipi riprendono vita; con questi autori possiamo rivederli sulla scena in azione dentro di noi e nei nostri pazienti. La psicologia torna ad essere Cura dell’Anima, in senso più alto e il paziente è il narratore di se stesso. Credo che Merthon abbia davvero riportato lo spirito della cura alle fonti dell’immaginazione riparatrice. Ma non pensiamola come una cura per un’elite, tutti hanno bisogno di raccontarsi, di descriversi e di sognarsi come personaggi di una storia e questo mitiga molto le ferite dell’anima e del corpo. Ho scelto questi due ma potrei citare tantissimi altri autori e sarei tentata di farlo ma credo che non sia il caso in questa intervista. Devo però dire che il “saper fare”, cioè tutte le tecniche pratiche che utilizzo le ho apprese dagli ottimi Maestri della mia scuola di specializzazione (vedi nella presentazione) e in particolare Il Prof. Luigi Peresson e la Prof. Marilla Malugani. La mia gratitudine verso di loro per gli strumenti che mi hanno dato è sempre viva.

Empatia – spirito pratico – creatività.

L’empatia serve a comprendere; lo spirito pratico serve a comprendere in pratica e a contestualizzare la situazione; la creatività serve a risolvere.

Conservarsi umile: questo gli permetterà di studiare, studiare, studiare ed essere aperto per potersi confrontare con altri colleghi con maggiore esperienza. Imparare ad ascoltare prima di tutto; ascoltare non solo con le orecchie ma con l’immaginazione e con l’interesse di conoscere ogni volta una storia speciale fatta di sfumature e colori particolarissimi. Qui ascoltare lo intendo come si guardasse un quadro. Poi, non essere scontato e non dare niente per scontato nell’altro; ciò implica cercare angolazioni diverse, prospettive particolari, essere e sentirsi un po’ rivoluzionari della mente.

Siamo arrivati alla fine di questa bella intervista

Ringrazio ancora la Dott.ssa Silvana Ceccucci per la disponibilità e la professionalità con cui si è prestata a fare questa intervista.


Dr.ssa Miolì ChiungDottoressa chiung studio salem

La Dottoressa Miolì Chiung Ching Wang nasce a Milano all’inizio dei ruggenti anni ‘80. Cresce sotto la Madonnina tra la passione per il mare, per i libri e per la cucina. Dopo la laurea in psicologia clinica conseguita nel 2006 presso l’Università Bicocca e l’iscrizione all’albo degli psicologi nel 2008, perfeziona il suo profilo professionale attraverso numerosi corsi e master, formandosi anche come psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e come esperta di Metodo Feuerstain. Nel 2009 fonda lo Studio Salem, un progetto di ampio spessore incentrato sul benessere psicologico dell’individuo, dai processi di prevenzione fino a tutto quello che riguarda la cura.

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