Gli egoisti sono più felici

Gli egoisti sono più felici

Fin da piccoli siamo stati abituati a essere educati e accondiscendenti e a coltivare una dote considerata tanto cara che si chiama pazienza. Ma questi comportamenti, certamente indispensabili per vivere in una società civile, portano le persone alla felicità? Recenti studi affermano che la risposta è negativa, poiché essere accondiscendenti e dire sempre di sì non è la strada giusta da percorrere per essere felici e vivere in uno stato di benessere: gli egoisti, in altre parole, sono più felici.

La felicità è spesso intesa come un concetto astratto, dove le persone felici sono coloro che possiedono ciò che appaga i loro desideri. Il concetto si rivela vero, ma cosa accade quando i desideri da soddisfare interessano gli altri e non noi stessi? Questo concetto riguarda soprattutto la popolazione femminile, alla quale è richiesto di fare i salti mortali per apparire “vincente”. In altri termini, alle donne è richiesto di lavorare molto, di fare carriera, di studiare in modo intenso, di essere madri perfette e anche di possedere un aspetto fisco sempre curatissimo. Viene chiesto loro di adoperarsi per gli altri in modo quasi totale, arrivando a dimenticare quali sono le proprie necessità, anche vitali. Il risultato porta le bambine a essere perfettamente educate, ma a diventare spesso delle adulte infelici.

La maledizione delle brave ragazze

Il concetto è ben spiegato nel saggio dell’insegnante Rachel Simmons “The curse of good girl”, tradotto in Italia da IBS con il titolo “La maledizione della brava ragazza”. Il saggio spiega con semplicità le condizioni che conducono le bambine educate a sentirsi delle adulte inadeguate e quindi infelici, sia perché non riescono a far fronte agli impegni così pressanti, ma anche perché non danno il giusto spazio alla felicità personale.

Come si può risolvere, quindi, il problema? Innanzitutto è fondamentale imparare a dire qualche bel “No”, soprattutto nei casi in cui le richieste sono dettate da capricci o da azioni che possono essere svolte da altre persone. Il no diventa un comportamento che solo apparentemente si rivela egoista, in quanto nella realtà è votato alla salvaguardia della persona. Dire di no significa ammettere che quella determinata richiesta non è importante e che può quindi essere tranquillamente gestita da altre persone. Non si tratta di cattiveria, ma di un sano egoismo che aiuta le donne a rivalutare la propria posizione e che può diventare sintomatico di un carattere forte, ben forgiato e dall’essenza pratica. In altri termini, si tratta di una piccola via verso la felicità, che permette alle donne di guadagnare tempo, da spendere in altre azioni e anche per salvaguardare le proprie energie, da destinare a cose più importanti o piacevoli.