Essere genitori chioccia non aiuta a responsabilizzare i propri figli

I genitori desiderano sempre il meglio per i propri figli. Nel corso dei decenni, l’impronta educativa genitoriale è passata da uno stile tipicamente autoritario ad uno decisamente più affettivo e autorevole.

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I bambini di un tempo, genitori di oggi, ascoltavano padri e madri il più delle volte perché “così si doveva fare. Così ha detto papà/mamma”. Quando si sbagliava, scattava automaticamente la punizione. In qualsiasi contesto, casa, scuola, ambienti sportivi, la dinamica era la medesima e l’educazione era dominata dal binomio “premi-punizioni”, solitamente con un peso decisamente superiore per le seconde.

Per approfondire: Premi o punizioni? L’eterno dilemma nell’educazione dei figli 

Attualmente, il rapporto genitori-figli ha vissuto un cambiamento, per diversi aspetti positivo, basandosi maggiormente sull’affettività e sull’educazione alle emozioni. Gli adulti cercano di proteggere i minori da qualsiasi tipo di problematica, con l’auspicio di non far loro vivere una delusione. Ma la tutela dei figli in tutto e per tutto non sempre è la strategia migliore per insegnare loro a vivere e a diventare responsabili.

Responsabilizzare i bambini

Rispetto alla responsabilizzazione dei bambini ci sono diverse correnti di pensiero, ma il principio è quello per cui se il genitore si sostituisce al figlio nella risoluzione dei problemi, quest’ultimo non guadagnerà mai una vera e propria indipendenza.

Per responsabilizzare i propri figli, pertanto, è importante prima di tutto aiutarli a vivere ed affrontare un fallimento. “Sbagliando s’impara” non è solo un modo di dire, ma spiega in semplici parole la realtà dei fatti. I vostri figli “cadranno” ma il vostro aiuto è importante per aiutarli a rialzarsi, non per sostituirsi a loro nella caduta. Il senso di frustrazione che può provare un genitore nel momento in cui un figlio affronta un fallimento deve trasformarsi da un sentimento “di pancia” ad uno più razionale.

Allenare la resilienza

Il genitore diventa quindi il mediatore della situazione, in quanto aiuta i figli a capire il perché le cose non sono andate come dovrebbero e li supporta nella tolleranza alla frustrazione, senza sostituirsi a loro. La scarsa tolleranza alla frustrazione è un problema che spesso si incontra lavorando con i bambini. Ad ogni piccola difficoltà, non tutti riescono a gestire i sentimenti negativi e spesso il tutto sfocia nel pianto e in quello che potrebbe essere chiamato “capriccio”. Ma come fanno i bambini ad allenare la loro resilienza se non sperimentano situazioni “difficili”? Le abilità di problem-solving possono essere dunque potenziate nel momento in cui un bambino vive e comprende le conseguenze delle proprie azioni, intraprendendo la strategia migliore per evitare nuovamente l’errore.

Imparare dagli insuccessi

È bene ricordare che un fallimento di vostro figlio non è il fallimento di un genitore. Proprio così. Spesso i genitori si identificano nei propri figli e sperimentano insieme a loro la delusione. Il genitore è una guida, un “coach”, e non può abbattersi, almeno non davanti al figlio, di fronte alle difficoltà di quest’ultimo.

È fondamentale cambiare punto di vista e aiutarlo a capire che ogni azione ha una conseguenza e che l’aiuto di mamma e papà non risiede nella protezione a tutti i costi, ma nel confronto su ciò che è accaduto e ciò che si è imparato da quell’insuccesso.

Ad esempio, il genitore che spesso alla sera esegue i compiti al posto del figlio per evitargli un’insufficienza il giorno seguente a scuola, può essere un aiuto apparente nel breve periodo, ma a lungo termine questa strategia non farà altro che rendere il bambino o il ragazzo non autonomo e non responsabile delle proprie azioni.

Gratificare

Per responsabilizzare è importante gratificare. Quale interesse può avere un bambino nel riordinare la camera? La gratificazione e il rinforzo dei genitori sono sicuramente una valida motivazione per spingerli a comportarsi adeguatamente. I bambini il più delle volte cercano l’approvazione e la gratificazione degli adulti di riferimento, pertanto è importante essere presenti non solo quando sbagliano, ma anche quando si comportano correttamente. In casa può essere quindi utile dare fin da piccoli dei compiti responsabilizzanti, adeguati all’età e alle capacità. Si tratta di un allenamento quotidiano che sicuramente contribuirà a renderli più maturi.

Da leggere: Quando la gratificazione supera le punizioni: la Token Economy 

Dare l’esempio

Infine, è bene ricordare qualcosa che può sembrar banale ma che non lo è: gli adulti devono dare l’esempio. Non possiamo pretendere dai bambini comportamenti che non vedono sperimentare negli adulti. I genitori hanno una grande responsabilità nella crescita dei figli, sono un vero e proprio esempio di vita. Il loro comportamento si riflette in quello dei propri bambini. Non dimentichiamoci quindi mai degli errori che ci hanno fatto crescere.

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