La psicologia dei cartoni animati:dalla Pimpa a Peppa Pig

La psicologia dei cartoni animati:dalla Pimpa a Peppa Pig

Alzi la mano chi ogni tanto non ripensa ai pomeriggi passati davanti ai cartoni animati! Questi meravigliosi ricordi d’infanzia fanno parte della vita di tutti noi e in diversi modi hanno segnato il nostro modo di vedere il mondo e di rapportarci alle novità dell’età adulta.
Per apprezzare di più i cartoni animati – alcuni sono piccoli capolavori che vale davvero la pena riscoprire quando si ha più esperienza sulle spalle – può essere utile dare un occhio anche ai numerosi significati psicologici nascosti. Sì, ci sono, sono numerosi, molto interessanti e possono dare una mano anche ai genitori che spesso si chiedono se un cartone sia adatto ai bambini e in quale modo possa influenzare la loro crescita e la percezione del mondo.
Come rispondere a domande di questo genere? Analizzando brevemente alcuni cartoni che sicuramente conoscerete e che sono ricchi di significati psicologici davvero affascinanti!

La Pimpa

La Pimpa ha compiuto quarant’anni nel 2015 ed è senza dubbio uno dei personaggi più amati da chi è cresciuto con cartoni animati e vignette. Creato da Altan su ispirazione degli atteggiamenti della figlia e senza alcuna pretesa d’insegnamento morale (forte l’influenza dei suoi trascorsi politici), Pimpa è un personaggio che ha sempre riscosso successo tra i bambini per via sia del linguaggio molto semplice del cartone, sia della centralità dell’esplorazione nella trama. La cagnolina a pois, che si muove in un orizzonte temporale circolare caratterizzato da continue ripetizioni dei medesimi avvenimenti, si avventura ogni giorno fuori casa per scoprire il mondo con entusiasmo e disincanto, facendo nuove e straordinarie esperienze che racconta al signor Armando, il quale tende spesso a mostrarsi scettico. All’incontro tra gioco e realtà viene dato tantissimo spazio negli episodi della Pimpa, così come all’importanza che ha la fantasia nella crescita serena e completa dei bambini, i quali hanno bisogno di costruirsi un proprio mondo ludico parallelo a quello degli adulti. Interessante in merito è l’aspetto dell’esplorazione che la Pimpa effettua senza la presenza di Armando. Questo processo può essere associato all’importanza che per il bambino ha la costruzione di una sua soggettività prima ludica – come già ricordato – poi reale, ma soprattutto indipendente da quella dei genitori, ai quali può sempre raccontare, come fa la Pimpa con Armando quando cala la sera e si ritrovano davanti alla cena, quello che ha imparato di nuovo.

Masha e Orso

Parlare dei cartoni animati più famosi degli ultimi anni significa ricordare per forza Masha e Orso, una serie televisiva in onda dal 2011 e liberamente ispirata alla storia degli omonimi personaggi del folclore russo (l’abito rosso tradizionale di Masha è la prima spia di questo omaggio). I significati psicologici di questo cartone – che secondo molti estimatori ha il pregio d’insegnare e divertire nel medesimo tempo – sono molteplici e sono tutti concentrati sul rapporto tra Masha, bambina vivace, aperta alle scoperte e propensa a cacciarsi nei guai, e Orso, che si prende cura di lei sopportandone a volte i capricci. C’è chi ha visto in Orso una figura paterna, in grado di proteggere la piccola e di darle un affetto viscerale e autentico, privo di qualsiasi deriva stucchevole. Il ruolo di Orso come figura protettiva è fondamentale per l’immaginario infantile così come lo è il comportamento vivace e intraprendente di Masha, che ha una finalità pedagogica molto precisa. Quale? Quella d’insegnare ai più piccoli che non è necessario essere perfetti ed evitare a tutti i costi di fare errori per ricevere affetto e attenzioni. Esattamente come nel caso della Pimpa, anche in Masha e Orso i bambini hanno la possibilità di ritrovare nel rapporto tra la vivace protagonista e Orso alcune caratteristiche che rendono unica l’unione genitore-figlio.

Peppa Pig

Il successo di Peppa Pig è noto non solo a chi ha bambini piccoli, ma a chiunque tenga gli occhi aperti sull’attualità. La maialina nata dalla fantasia del produttore Phil Davies nel 2004 è diventata più popolare dei principali personaggi Disney, riscuotendo un consenso clamoroso in Paesi come Italia, Gran Bretagna e Francia. Anche in questo caso i significati psicologici sono molteplici ed è davvero difficile riassumerli tutti in poche righe. Prima di tutto Peppa Pig – un cartone fin da subito dalla parte dei più piccoli, dal momento che la voce narrante è Peppa stessa che presenta tutta la sua famiglia ai telespettatori – è una rappresentazione rassicurante della realtà della maggior parte dei bambini, che possono ritrovare contesti quotidiani come l’asilo, i momenti di gioco assieme agli amici, il parco. Su Peppa Pig sono state fornite anche altre chiavi di lettura, che vedono nel comportamento dei personaggi principali un ribaltamento degli stereotipi di genere (un riferimento in merito è la Signora Coniglio, che svolge senza problemi lavori considerati universalmente ‘maschili’, come per esempio il pilota di elicotteri). Ritorna anche in questo caso la centralità della famiglia come punto di riferimento per i più piccoli. Nelle puntate di Peppa Pig siamo davanti a una vera e propria famiglia ideale dove i genitori incoraggiano Peppa e il fratellino, senza mettere da parte quell’autorevolezza che è fondamentale per guidarli.Un’altra caratteristica molto interessante è l’approccio al tempo, molto attento alla percezione che di esso hanno i bambini (a ogni puntata corrisponde un’intera giornata della vita di Peppa e della sua famiglia).

Inside Out

Il binomio cartoni e psicologia non può non considerare anche Inside Out, l’ultimo lungometraggio Pixar che tanto ha fatto parlare proprio per la centralità dell’ambito psicologico. Cosa insegna al proposito? Prima di tutto che le emozioni sono un riferimento essenziale nella nostra vita sociale e che le danno una struttura (pensiamo per esempio all’attaccamento tra genitori e figli). Troppo spesso tendiamo a guardare alle emozioni come a dei fattori negativi, in grado di distruggere la razionalità. In questi casi dimentichiamo – e Inside Out ci aiuta a non farlo – che esse segnano in maniera indelebile la nostra percezione del mondo, influendo anche su quello che ricordiamo del passato (l’evoluzione della personalità della protagonista undicenne Riley è in gran parte basata su suoi ricordi relativi ai cambiamenti che ha attraversato).

Teletubbies

I Teletubbies, protagonisti – spesso oggetto d’ironia – della fortunatissima serie televisiva andata in onda dal 1997 al 2001, sono una miniera di spunti pedagogici e psicologici. Ricordo prima di tutto la ripetizione frequente delle stesse frasi e delle medesime parole, molto utile per lo sviluppo delle abilità linguistiche dei più piccoli (non è un caso il grandissimo successo nella fascia di età prescolare). L’attenzione all’aspetto linguistico è davvero solo uno dei riferimenti pedagogici che si possono ricavare dai Teletubbies. Come non rendersi conto che i famosi pupazzi colorati hanno ciascuno un proprio oggetto preferito? Questo particolare può essere visto come una riproposizione del ruolo degli oggetti transizionali, dai quali i bambini nell’età 0-3 anni fanno fatica a separarsi e che considerano dei riferimenti centrali per affrontare un ‘ostacolo’ grande come il distacco dalla madre (un esempio su tutti è il peluche preferito richiesto nelle ore notturne).

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