I segnali dell’ADHD

I segnali dell’ADHD

ADHD è una sigla che indica il disturbo da deficit d’attenzione e iperattività, un problema che interessa milioni di bambini in tutto il mondo e che richiede di essere compreso in tempo per dare vita ad un processo di correzione, indispensabile per la crescita e il corretto sviluppo del bambino.

Quali sono i segnali dell’ADHD?

Tutti i piccoli possono essere vivaci e la loro capacità di attenzione può essere limitata, ma esistono dei casi in cui questi comportamenti vengono esasperati e quindi si parla di disturbo da deficit d’attenzione e iperattività. I segnali possono essere molto chiari, giacché si tratta di bambini particolarmente sbadati, che perdono tutto o quasi e non prestano attenzione né alle parole dell’insegnante né a quelle dei genitori. Il disturbo interessa bambini che sono iperattivi e che non sanno controllarsi, anche nelle situazioni più calme, e che soprattutto sono portati ad usare le mani e a farsi valere con arroganza e con forza nelle questioni, anche nelle più futili e banali. Si tratta di segnali che possono essere letti dagli insegnanti, i quali hanno il compito di comunicarli prontamente a genitori, a cui spetta valutare l’importanza e la gravità assieme ad uno specialista.

I segnali del disturbo vanno infatti letti con un atteggiamento di distacco positivo. Solo in questo modo è possibile valutare il grado di gravità e quindi procedere con cure che possono salvare la crescita del piccolo e anche migliorarne la capacità di rendimento.

Come si fa una diagnosi?

Stabilire se il bambino è affetto dall’ADHD è un procedimento molto complesso e molti altri problemi di natura psicologica presentano sintomi molto simili a questo disturbo, quali l’ansia o la depressione infantile. È quindi importante effettuare una diagnosi che possa inizialmente escludere altre possibili cause e individuare la presenza o l’eventuale assenza di altre tipologie.

I sintomi del disturbo appaiono solitamente nella prima infanzia e per diagnosticarli vengono impiegati i criteri stabiliti dal Diagnostic and Statistical Manual, i quali richiedono che i sintomi siano presenti per almeno sei mesi consecutivi e che siano insorti nei primi sette anni di vita del bambino. Di base si tratta di sintomi legati alla disattenzione, come il non riuscire a prestare attenzione ai particolari, il commettere distrazioni e l’essere impossibilitati a seguire le lezioni e il gioco.

Il bambino mostra sintomi relativi al disturbo quando non sembra ascoltare se gli si parla direttamente, quando non segue le istruzioni e non porta mai a termine le incombenze che gli vengono richieste. Il piccolo può inoltre avere difficoltà di studio, essere riluttante nell’impegnarsi in compiti o sforzi ed è sempre distratto da stimoli esterni.

I sintomi che interessano l’iperattività vanno ricercati nel muovere con irrequietezza le mani e i piedi, nell’abbandonare il posto in classe quando è richiesto di stare seduti e nello scorrazzare in ambienti fuori luogo, ma anche nella difficoltà a divertirsi a giocare e anche nel parlare troppo, soprattutto quando non è necessario. Infine, il disturbo chiede di essere valutato nei confronti dell’impulsività, con comportamenti che si leggono nel rispondere prima che la domanda sia completata, nella difficoltà di attendere il proprio turno e nell’interrompere gli altri ed essere invadenti nei loro confronti.