Cyberbullismo: i bulli sono consapevoli dei loro gesti?

Cyberbullismo: i bulli sono consapevoli dei loro gesti?

Internet è uno strumento senza dubbio molto utile. Presenta, però, una faccia della medaglia molto preoccupante: facilita il bullismo o, meglio, il cyberbullismo nelle persone. Ma che cos’è esattamente questo termine che all’apparenza sembra così complicato? Cerchiamo di definirlo al meglio e cerchiamo anche di capire quanto i bulli sono consapevoli dei loro gesti.

Cyberbullismo, che cos’è

Tutti noi conosciamo bene il triste fenomeno del bullismo. Quello che avviene su internet, anziché nella realtà, è il cyberbullismo, ossia il mobbing in internet. L’uso dei media digitali ci ha senza dubbio salvato la vita in più di un’occasione, ma i giovani devono stare molto attenti ad utilizzarli in modo corretto. Se usati in modo improprio, infatti, possono diventare un qualcosa di molto pericoloso. I “bulli”, in questo ambito, usano i media digitali per inviare messaggi offensivi in sms, in chat o sui social network, allo scopo di arrecare danno a una persona o molestarla. In genere, sono persone che nella vita quotidiana si conoscono, ma non è sempre così. Questi soggetti possono esercitare una pressione psicologica, potrebbero diffamare, minacciare o ricattare le proprie vittime. A tutti noi sarà di sicuro successo di essere vittime di uno scherzo telefonico oppure via chat. Quando accade una tantum, non c’è da preoccuparsi. Ma se, invece, questo comportamento perdura nel tempo e non accenna a smettere, potrebbe trattarsi di cyberbullismo.

Per approfondire: Crimini in rete, il cyber-bullismo

I bulli si rendono conto delle conseguenze dei loro gesti?

È possibile che un bullo, sia nella vita reale che in quella virtuale, non si renda conto in realtà di ciò che sta facendo. Essendo questo un fenomeno che, spesso, si pratica maggiormente in gruppo, egli potrebbe non percepire cosa sta facendo nel modo in cui, invece, potrebbe fare stando da solo. Il gruppo, infatti, tende a creare un’atmosfera molto differente rispetto a quella solitaria. È possibile, quindi, che una persona pensi che ciò che si fa in gruppo non abbia nessun tipo di conseguenza sulla vittima. Se ci pensiamo bene, infatti, a volte capita in gruppo di fare cose che non si farebbero stando da soli. Lo stesso ragionamento avviene nella testa del bullo che, magari, pensa di fare una cosa “fica” assieme ad un gruppo di amici. Ne deriva, quindi, che egli non ha la percezione di cosa sta facendo, tanto più se la situazione è virtuale. Il mondo virtuale rende tutto più rarefatto: un’offesa scritta può apparire meno grave di una detta a gran voce.

La voglia di essere accettato all’interno di un gruppo può portare il bullo a fare cose che, in realtà, non farebbe. È possibile che una persona che sceglie di diventare bullo lo faccia a causa di una sua sofferenza, ma anche di una sua debolezza. Per sfogarsi, quindi, deve prendere in giro qualcuno. È possibile anche che la persona provi un sentimento di invidia nei confronti della vittima. Il prendere in giro la vittima porta ad indebolirla. Se il bullo riesce ad indebolire una persona, automaticamente ne uscirà più forte! Va da sé che questo fenomeno deve essere considerato come una richiesta di aiuto: il bullo è una persona che soffre.

Per approfondire: La mente del branco nel fenomeno del bullismo

Mettersi nei panni degli altri: che fatica!

Il bullo non è capace di mettersi nei panni degli altri, in questo caso della vittima. È possibile, infatti, che inizi a deridere una persona pensando di non creare nessuna brutta conseguenza nella vittima. La sua percezione è soltanto quella di uno scherzo. Una volta che prende in giro, poi, non riesce a smettere di farlo e non riesce a mettersi, appunto, nei panni della persona presa in giro. È possibile, inoltre, che non riesca a smettere poiché ha un bisogno così grande di sfogarsi che non riesce a frenare da solo.

Con questo non stiamo né difendendo né giustificando gli atti di bullismo, ma ci limitiamo a fornire un’analisi sul comportamento di questi ragazzi violenti, partendo dal presupposto che non in tutti loro alberghino pura malvagità e sadismo. Il comportamento del bullo va senz’altro condannato e punito ma, ugualmente, il bullo va anche aiutato a coltivare la propria empatia nei confronti degli altri e a gestire le proprie insicurezza in maniera sana.

  [In cover, immagine tratta da tuttoscuola.com]

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