Non m’incanti, Babbo Natale! Ormai sono grande… o no?

Più si avvicina il Natale e più i genitori iniziano a chiedersi quale sia l’età giusta per rivelare ai propri figli che Babbo Natale non esiste. La domanda non è di poco conto, perché la scoperta della verità rappresenta certamente un momento di crescita per tutti i bambini.

Sarebbe opportuno che i bambini scoprissero da soli e senza fretta la verità. A volte però succede che un bimbo troppo piccolo venga a saperla in modo brusco, attraverso qualche compagno di scuola o un adulto. In questo caso chiederà sicuramente conferma ai propri genitori, e saranno proprio loro a dover capire se il proprio figlio sia emotivamente pronto per conoscere la verità o se, al contrario, abbia bisogno di rassicurazioni. In questo secondo caso solitamente consiglio di spiegare che in effetti ci sono alcune persone che non credono a Babbo Natale, ma che invece loro ci credono e lo aspetteranno tutti insieme il 25 dicembre.

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Il ‘pensiero magico’

Chiaramente non esiste un’età precisa in cui rivelare il segreto, ma prima di tutto è importante sapere che, fino ai 6 anni circa, i bimbi vedono la realtà attraverso quello che in psicologia viene chiamato ‘pensiero magico‘: ciò che per un adulto è illogico e incomprensibile, per un bambino è coerente ed accettabile, perché il suo pensiero razionale non si è ancora completamente sviluppato. Intorno ai 6 o 7 anni, invece, comincia a porsi domande e a porle ai propri genitori, anche riguardo all’esistenza di Babbo Natale. Questo o perché l’illogicità del racconto comincia ad essere palese anche per il bambino, o perché magari ha colto sul fatto i genitori a mettere i regali sotto l’albero.

Tendenzialmente, quando arriva questo momento il bambino è pronto per sapere la verità, ma di nuovo saranno i genitori, che ben conoscono il proprio figlio, a decidere se proseguire con il racconto fiabesco oppure se guidarlo alla progressiva scoperta della verità. Anche in questo caso, infatti, è sempre meglio non essere bruschi nel comunicare l’inesistenza di Babbo Natale, ma piuttosto portarlo progressivamente a ragionare insieme e capire.

Quando il bambino supera all’incirca i 9 anni e crede ancora a Babbo Natale, è possibile che subisca l’ironia e lo scherno dei compagni che già sanno la verità. Sarebbe perciò importante che i genitori lo aiutino, con molta delicatezza, a rendersi conto della illogicità dell’idea che una persona voli nel cielo su una slitta trainata da renne e che in una notte porti regali a tutti i bambini del mondo. Consiglio sempre di rassicurare il bambino sul fatto che non sia l’unico ad averci creduto per molto tempo, perché effettivamente si tratta di una storia davvero bellissima e affascinante.

Come dire ai bambini che Babbo Natale non esiste

È importante che siano i genitori a parlare con il bambino, prima di tutto perché sono proprio i genitori il suo punto fermo, coloro a cui crede e di cui si fida; inoltre perché sono i genitori coloro che lo conoscono meglio di chiunque altro, conoscendo la sua sensibilità e la sua capacità di comprendere.

Nel momento in cui il bambino chiede ai genitori se Babbo Natale esiste, è decisivo il loro atteggiamento: in ballo c’è non solo la veridicità della storia ma la loro credibilità, la fiducia che il bambino ripone in loro ed il loro rapporto. Tutti i genitori infatti insegnano ai figli che dire le bugie è sbagliato, salvo poi dover ammettere e dover spiegare che, in certi casi, sono concesse se a fin di bene.

In che modo allora comunicare la verità ai propri figli? Io consiglio sempre di usare dolcezza e serenità, per evitare che il bambino si senta preso in giro o tradito dai propri genitori.

Una buona strategia potrebbe essere quella di coinvolgerli chiedendo “tu cosa ne pensi?”, e spiegare che Babbo Natale non esiste ma che si può sempre fare come se esistesse, continuando a scambiarsi i regali come prima. Questo creerà una bella complicità tra genitori e figli, poiché tutti sanno la verità ma decidono di continuare a vivere insieme la magia del Natale. Il bambino, inoltre, si sentirà incluso nel mondo dei grandi, alimentando così anche la fiducia in se stesso.

Un altro approccio può essere quello di raccontare la vera storia di Babbo Natale, cioè Santa Claus, in modo da far capire che tutte le storie hanno un fondo di verità, e che vengono semplicemente rese più spettacolari per spiegare ai più piccoli alcuni concetti come l’importanza dell’essere altruisti.

E se il bambino si arrabbia?

Alcune ricerche hanno dimostrato che raramente il bambino si sente tradito ed è arrabbiato nei confronti dei genitori per avergli raccontato una bugia. Ma se così dovesse essere, ci si può scusare e si può spiegare che nessuno avrebbe potuto raccontare la verità fino a che lui non avrebbe posto domande dirette. Si può aggiungere che la storia di Babbo Natale viene raccontata proprio a tutti i bambini perché è una storia bella e magica e tutti hanno il diritto di sognare e vivere questa festa con tanta gioia.

Una volta che si è raccontata la verità al bambino, è importante spiegargli che dovrà tenere il segreto per sé, senza rivelarlo agli amici che ancora credono in Babbo Natale, per rispetto dei loro sentimenti. Lo stesso vale se in casa ci sono un fratellino o una sorellina che ancora credono fermamente nell’esistenza di Babbo Natale: si creerà così una complicità tra “grandi”, ed il bambino potrà aiutare i genitori a far proseguire la magia per i più piccini.

In ogni caso, cari genitori, state pur certi che i vostri bambini saranno comunque molto felici di aprire i loro regali sotto l’albero, anche se ormai sapranno che non è stato Babbo Natale a portarli!

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