Autosvezzamento bambini: è un bene o un male?

L’autosvezzamento dei bambini è una tendenza che si sta facendo sempre più strada. Di preciso si tratta dell’approccio che prevede che il bimbo, una volta terminato il periodo di assunzione del latte materno, non segua un calendario caratterizzato da pappe presentate dal genitore, ma si alimenti da solo con cibi tagliuzzati assunti a tavola quando mangiano anche i genitori. Si tratta di una pratica che ha preso piede in ambito anglosassone e che, da un po’ di tempo a questa parte, si sta diffondendo anche in Italia, con l’obiettivo principale di affrontare in maniera più serena un momento delicato come il passaggio dall’alimentazione a base esclusivamente di latte a quella che, invece, si contraddistingue per la presenza di cibi solidi.

Per approfondire: L’iperstimolazione nei bambini, pro e contro

L’autosvezzamento, anche se non segue delle vere e proprie regole, può essere visto come una scelta positiva per il bambino. Per quale motivo? Prima di tutto perché permette di sperimentare a livello visivo e tattile grazie al contatto diretto con gli alimenti e alla possibilità di assumerli in maniera attiva, senza bisogno dell’ausilio del genitore che porge il cucchiaio di pappa.

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Molto importante è però evitare di forzare il bimbo. Se si punta a rendere l’autosvezzamento una scelta positiva e utile alla sua crescita è necessario dargli il giusto tempo. Mettere pressione può essere molto rischioso e portare il bambino a dubitare delle proprie capacità e a vivere fin dalla primissima infanzia un rapporto negativo con il cibo.

Un altro aspetto che merita attenzione quando si parla di autosvezzamento riguarda le paure delle madri che, molto spesso, iniziano l’alimentazione post allattamento con le puree in quanto temono che il bambino possa soffocare nell’ingestione di un alimento completamente solido. A tal proposito è bene ricordare che, grazie al riflesso faringeo, il bambino è protetto da questo rischio in quanto il corpo risponde in maniera immediata quando un corpo estraneo – in questo caso il pezzo di cibo solido – entra in contatto con la mucosa che si trova alla base della lingua.

Per fare in modo che il riflesso faringeo sia al massimo della sua efficienza è consigliabile mantenere il bambino in posizione eretta durante l’assunzione del cibo.

L’autosvezzamento, se gestito senza ansie e senza caricare il bambino di aspettative, può essere quindi una scoperta molto positiva del mondo del cibo e delle abilità sensoriali, oltre che un modo per avviarlo alla gestione dei momenti di convivialità, essenziali per consolidare i rapporti con il gruppo familiare.

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