L’obesità psicogena, un disturbo alimentare sempre più diffuso

L’obesità psicogena, un disturbo alimentare sempre più diffuso

Quando si parla di disturbi alimentari si discute spesso di anoressia e bulimia nervosa ma meno di obesità psicogena. Vediamo insieme di cosa si tratta.

L’obesità psicogena è un disturbo alimentare che ha come principale manifestazione una condizione di grave sovrappeso causata da fattori di natura psicologica, che nulla hanno a che fare con la sfera fisica ed endocrinologica nello specifico.

I soggetti affetti da obesità psicogena, che non rispondono alle diete e traggono poco giovamento dal ricorso alla chirurgia bariatica, considerano il cibo come una soluzione per compensare disagi psicologici, stati d’animo ansiosi e di natura depressiva.

Obesità psicogena, cause e conseguenze

La loro condotta si differenzia da quella dei bulimici, dal momento che non è caratterizzata da abbuffate sporadiche accompagnate da sensi di colpa e da conseguente espulsione del cibo ingerito. Nell’obeso psicogeno l’assunzione eccessiva di cibo e la conseguente formazione di adipe ha due valenze specifiche:

  • Difesa dal mondo esterno: l’obeso psicogeno vede la massa adiposa che si forma in seguito all’assunzione incontrollata di cibo come una forma di difesa dal mondo esterno, una ‘corazza’ in grado di proteggere da delusioni e giudizi, mascherando un generale sentimento di vuoto e di bassa autostima. Chi soffre di obesità psicogena tende non a caso a considerare il fatto di essere in sovrappeso come un illusorio elemento di valore personale.
  • Punizione: l’eccesso di cibo che contraddistingue il comportamento quotidiano dell’obeso psicogeno può essere visto anche un comportamento punitivo, in virtù soprattutto del potenziale rischio di mortalità e di sviluppo di patologie gravi legato alla condizione di obesità.

L’accumulo di massa grassa nell’obeso psicogeno è configurabile come una strategia di ritenzione emotiva. La persona obesa riesce in questo modo ad ‘accumulare’ emozioni e pulsioni – per esempio quelle di natura sessuale – che per diversi motivi non è in grado di vivere concretamente.

L’assunzione di quantità eccessive di cibo – che può avvenire sia con vere e proprie abbuffate ipocaloriche fuori pasto sia tramite ingestione di piccole dosi di alimenti nel corso della giornata – ha per l’obeso psicogeno un significato ambivalente.

Da un lato è possibile parlare di un riferimento utile a colmare dei vuoti e a cercare conferme, dall’altro, invece, si inquadra uno strumento di autodistruzione.

La terapia

Il manifestarsi dell’obesità psicogena varia a seconda della storia del singolo individuo, anche se in generale si può parlare di una carenza affettiva importante nei primi anni di vita, spesso connessa al comportamento di una figura genitoriale, che porta il bambino a considerare il cibo come l’unico modello operativo per affrontare le emozioni e tutti gli ostacoli che comportano.

Per questo motivo la terapia sistemico relazionale può essere vista come un’alternativa valida per trattare l’obesità psicogena.


Dr.ssa Miolì ChiungDottoressa chiung studio salem

Miolì Chiung, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Nel 2009 fonda lo Studio di Psicologia Salem, un progetto di ampio spessore incentrato sul benessere psicologico dell’individuo, dai processi di prevenzione fino a tutto quello che riguarda la cura. Ha approfondito i suoi studi con numerosi master e corsi. Applicatrice Metodo Feuerstein e ottima conoscitrice della testistica psicodiagnostica dell’età evolutiva e adulta. Ama i libri, la cucina ma la sua grande passione è il mare!