Malati immaginari o pazienti in difficoltà? L’ipocondriaco ai giorni nostri

Si sente spesso parlare di ipocondria. Ma quanto si conosce bene questa psicopatologia? Probabilmente occorre fare chiarezza sul tema.

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Quante volte nella nostra vita abbiamo sentito dire da qualcuno: “Sono ipocondriaco”?  In un continuum temporale dai secoli scorsi ad oggi, la figura dell’ipocondriaco viene testimoniata in storia, ma anche nel mondo dell’arte e della letteratura. Pensiamo a “Il malato immaginario” di Molière, rappresentato sia nel quadro di Honoré Daumier, che nel celebre film con Alberto Sordi. Oggigiorno anche i social network sono invasi da gruppi che hanno come filo comune l’ipocondria.

Definizione di ‘Ipocondria’

Il termine Ipocondria deriva dal greco ὑποχόνδρια, composta dal suffisso υπό (sotto) e χονδρίον (cartilagine del diaframma costale). Questo disturbo quindi venne inizialmente spiegato come una malattia della zona addominale. Solo successivamente si capì che l’ipocondria fosse maggiormente correlata a un problema psicologico.

Anche in ambito clinico sono stati fatti notevoli approfondimenti e adattamenti rispetto alla definizione di ipocondria e alle sue caratteristiche.

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM V) è stato infatti dotato di una nuova categoria, in cui è descritta anche l’ipocondria. Nello specifico, la nuova letteratura clinica racchiude questa patologia all’interno del disturbo da sintomi somatici e disturbi correlati. All’interno di questa macro-categoria l’ipocondria viene suddivisa in due sotto-categorie:

Disturbo da sintomi somatici;

Disturbo da ansia di malattia.

Gli ipocondriaci non sono “malati immaginari”

La maggior parte dei soggetti ipocondriaci rientra nel primo gruppo, in cui sostanzialmente sono presenti uno o più sintomi somatici che procurano disagio o portano alterazioni significative della vita quotidiana. Quindi, di fatto, in questo disturbo è presente un reale sintomo fisico, ma la preoccupazione relativa al decorso risulta eccessiva e sproporzionata. L’apprensione diventa perciò un’ossessione ingombrante, al punto da portar via tempo ed energie. Questa sintomatologia psichica, per poter essere diagnosticata come disturbo da sintomi somatici, deve essere presente da almeno sei mesi.

Un’altra tipologia di paziente ipocondriaco è invece costituita, anche se in misura minore, da coloro che rientrano nel disturbo da ansia di malattia. A differenza del primo caso, dove il fattore scatenante risulta un malessere, un dolore, gestito e vissuto con grande apprensione, in questo secondo caso al centro della diagnosi c’è la preoccupazione di avere o contrarre una grave malattia. Non vi sono sintomi somatici o, nel caso siano presenti, sono di lieve entità. In questo quadro diagnostico la vera protagonista è l’ansia rispetto alla propria salute. Chi ne soffre mette in campo comportamenti ossessivi di controllo del proprio corpo alla ricerca di eventuali segni della malattia o, viceversa, evita qualsiasi tipo di accertamento medico con il timore di scoprire una malattia grave. Anche in questo caso l’apprensione verso l’ipotetica malattia deve manifestarsi da almeno sei mesi. Coloro che rientrano in questo quadro clinico possono comportarsi in maniera speculare: cercando ripetutamente assistenza medica oppure evitando il riscontro di uno specialista.

Tale inquadramento diagnostico abbandona ulteriormente l’idea dell’ipocondriaco come “malato immaginario” a favore invece di sintomi somatici nella maggior parte presenti, seppur gestiti e vissuti con estrema negatività.

Diffusione e sviluppo

Ma quanto è diffusa realmente questa malattia? Se dovessimo guardare internet e i social network dovremmo decisamente preoccuparci. È oramai consuetudine trovare bacheche invase da post di pseudo-ipocondriaci che si auto-diagnosticano le malattie più gravi e che scrivono di gestire spesso la loro ansia con l’aiuto di farmaci.

Secondo ciò che viene riportato nel DSM V, il disturbo da sintomi somatici si riscontra nel 5-7% dei pazienti adulti, mentre l’ansia di avere aver contratto una grave malattia non ha ancora dati ben chiari, attestandosi in un range che va dall’1,3 al 10% della popolazione (dati relativi agli Stati Uniti).

Possiamo diventare tutti potenzialmente ipocondriaci? No, ci sono una serie di fattori che contribuiscono a sviluppare questo disturbo. In primis i fattori ambientali, come lo stress e ritmi di vita frenetici, possono essere correlati allo sviluppo del disturbo da ansia di malattia, mentre nel caso del disturbo da sintomi somatici gioca un ruolo fondamentale il temperamento e le condizioni socio-economiche sfavorevoli.

Come gestire l’ipocondria

Questi disturbi possono essere affrontati e gestiti con l’aiuto di uno specialista nel campo della salute mentale. Dopo aver potuto escludere la reale presenza di una malattia di natura fisica, la terapia cognitivo-comportamentale può essere una valida soluzione, in quanto aiuta il paziente a interpretare correttamente i sintomi corporei e a modificare i pensieri errati che alimentano le preoccupazioni.

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