Fobia sociale e stigmatizzazione della malattia

Fobia sociale e stigmatizzazione della malattia

Capita spesso che chi soffre di disturbi di ansia scelga di non sottoporsi a trattamenti risolutivi per paura dello stigma sociale. Questa situazione è riconosciuta come un vero e proprio ostacolo all’efficacia dei percorsi curativi. Cosa si sa in merito a questo fenomeno, nello specifico quando è rivolto alle situazioni di fobia sociale? Le conoscenze in merito sono ancora poche, e sono state eseguite numerose ricerche in tutto il mondo sull’argomento.

Uno studio effettuato da un’equipe del dipartimento di psicologia della University of Nebraska-Licoln ha cercato di chiarire le cose in merito, prendendo in esame un gruppo di studenti universitari. Lo studio completo è stato diffuso sulle pagine della rivista The American journal of orthopsychiatry.

Ai membri arruolati nel campione sono state mostrate alcune vignette dedicate a individui etichettati con diversi disturbi, dalla depressione maggiore fino alla fobia sociale.

Questa patologia – secondo uno studio effettuato nel 2014 da un’equipe attiva presso la Washington University – porta a sottovalutare la qualità delle relazioni che si intrattengono, con punti di vista molto diversi rispetto a quelli riportati da chi invece di fobia sociale non soffre, e vive un rapporto di amicizia con chi questo problema lo ha.

In seguito a una richiesta del punto di vista personale sulla condizione, è stato possibile riscontrare un maggior livello di stigmatizzazione associato alla condizione di fobia sociale, soprattutto nelle risposte fornite dalle donne.

Questo studio, tenendo ovviamente conto dei principali limiti costituiti soprattutto dall’esiguo numero di soggetti presi in esame, mostra come sia utile intervenire sui messaggi al grande pubblico incentrati sul problema dell’ansia sociale, in modo da rendere più facile la comprensione degli effettivi sintomi e da sfatare alcuni luoghi comuni relativi alla pericolosità del disturbo.

Diffondere questi messaggi è compito dei servizi sanitari pubblici nazionali e di chi si occupa di comunicazione di massa inerente la salute: in questo caso il lavoro è direttamente collegato a quello del terapeuta cognitivo-comportamentale, che deve aiutare il paziente a non considerare il giudizio altrui – quindi anche eventuali episodi di stigma – qualcosa in grado d’influenzare in maniera decisiva la sua esistenza.

La buona comunicazione è fondamentale quando si parla di salute: un livello di qualità alto in merito non può che aiutare il lavoro quotidiano dei terapeuti.