Depressione e ansia sono ereditarie?

Depressione e ansia sono ereditarie?

Ansia e depressione sono ereditarie? Sempre più spesso mi capita di sentirmi porgere questa domanda, soprattutto da donne che cercano un figlio e che, vivendo loro in prima persona questi problemi, si pongono giustamente domande sul futuro.

A questa domanda si tenta da tempo di dare una risposta definitiva, basandosi in particolare sugli studi sui gemelli.

La depressione è ereditaria?

Per quanto riguarda la depressione, alcuni studi di questa natura hanno portato alla luce un livello di ereditarietà pari a circa al 50% (questo in particolare è il risultato principale di uno studio condotto da un’equipe dell’Università di Montreal e pubblicato lo scorso mese di aprile sulle pagine della rivista «General Hospital Psychiatry»).

La genetica, però, è in grado di spiegare solo parte della situazione, inquadrando più che altro una maggior predisposizione alla depressione. Il ‘colpevole’ della patologia è, infatti, soprattutto lo stress, che determina l’insorgenza del disturbo in soggetti che risultano particolarmente vulnerabili per motivi genetici.

Siamo, quindi, davanti a una combinazione di fattori; il che è buono perché consente al singolo individuo di prevenire e di adottare comportamenti specifici utili a preservare il benessere psicologico. Qualche esempio?

  • Controllo dei pensieri negativi.
  • Curiosità continua (essere curiosi e tenere la mente aperta agli stimoli esterni è fondamentale per stare bene psicologicamente).
  • Attenzione alla qualità dei rapporti sociali (meglio avere vicino poche persone sulle quali essere sicuri di poter fare affidamento nei momenti di difficoltà piuttosto che tante conoscenze superficiali).
  • Attenzione all’attività fisica, in grado di prevenire le forme lievi e medie di depressione grazie al rilascio di neuromediatori importanti come l’acetilcolina e le endorfine.

E l’ansia?

Cosa si può dire invece sull’ereditarietà di ansia e attacchi di panico? Che diversi studi hanno dimostrato che le persone che vivono questi problemi hanno in comune delle mutazioni a carico del gene 5-HTT, conosciuto anche con il nome di allele L.

Anche in questo caso la genetica conta fino a un certo punto e non consente di ignorare totalmente i fattori ambientali, soprattutto quando hanno a che fare con la famiglia e con la trasmissione di modelli di pensiero incentrati su un imminente senso di pericolo.

Cosa fare in questi casi?

Per risolvere queste situazioni è consigliabile chiedere l’aiuto di un terapeuta – l’influenza del vissuto familiare è estremamente difficile da analizzare e comprendere da soli – e ricordarsi che le piccole scelte di ogni giorno, per esempio ritagliarsi mezz’ora per una passeggiata rilassante o spegnere il telefono la sera per dedicarsi solo ai propri affetti, sono decisive per sconfiggere l’ansia e per vivere in maniera più serena ed equilibrata.


Dr.ssa Miolì ChiungDottoressa chiung studio salem

La Dottoressa Miolì Chiung Ching Wang nasce a Milano all’inizio dei ruggenti anni ‘80. Cresce sotto la Madonnina tra la passione per il mare, per i libri e per la cucina. Dopo la laurea in psicologia clinica conseguita nel 2006 presso l’Università Bicocca e l’iscrizione all’albo degli psicologi nel 2008, perfeziona il suo profilo professionale attraverso numerosi corsi e master, formandosi anche come psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e come esperta di Metodo Feuerstain. Nel 2009 fonda lo Studio Salem, un progetto di ampio spessore incentrato sul benessere psicologico dell’individuo, dai processi di prevenzione fino a tutto quello che riguarda la cura.

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