Camminare nelle scarpe degli altri con l’empatia

Camminare nelle scarpe degli altri con l’empatia

L’empatia, ossia la capacità di comprendere in maniera chiara le sensazioni degli altri e di adeguare a ciò i propri comportamenti, è una dote fondamentale per vivere bene, perché permette di rafforzare le relazioni con gli altri raggiungere, di conseguenza, una forte interazione sociale.

Camminare nelle scarpe degli altri

C’è un proverbio indiano che recita così:

Prima di giudicare un uomo cammina per tre lune nelle sue scarpe.

E, sicuramente, il saggio che lo ha divulgato era una persona davvero molto empatica, perché è proprio questo che fa l’empatia: ci permette di camminare nelle scarpe degli altri, di metterci nei suoi panni, di immedesimarci e comprendere i sentimenti degli altri.

Fuor di metafora, essere empatici significa riuscire a mettersi nelle situazioni degli altri, riconoscere le loro difficoltà, comprendere i loro punti di vista e trovare la chiave giusta per aiutarli a superare i momenti di défaillance.

Intuizione e comprensione

L’empatia è una capacità che si sviluppa sin dai primi anni di vita, quando si iniziano a gettare le fondamenta su cui costruire il proprio mondo (e il proprio modo) di relazioni. E, come in quasi tutte le situazioni, anche in questo caso la famiglia e il contesto culturale giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’empatia: se, per esempio, un bambino cresce in totale isolamento, senza la possibilità di relazionarsi con gli altri bambini, vien da sé che non avrebbe modo di allenare la propria capacità empatica, che potrebbe rimanere sopita per il resto della sua vita.

E questa mancanza di empatia potrebbe far sì che il bambino (e il futuro uomo) tenda a interagire con gli altri considerandoli non come individui unici e differenti tra loro, ma esclusivamente come dei modelli. Al contrario, una persona empatica, sarà molto più sensibile alle emozioni degli altri, fino a d arrivare prima a intuirli e, infine, a comprenderli.

L’empatia si sarebbe sviluppata perché mettersi nei panni dell’altro per sapere cosa pensa e come reagirebbe costituisce un importante fattore di sopravvivenza in un mondo in cui l’uomo è in continua competizione con gli altri uomini. (Geoffrey Miller, The mating mind)

Empatia positiva ed empatia negativa

Certo, l’ho già detto, l’empatia è una dote fondamentale per vivere meglio; ciononostante bisogna operare una distinzione tra empatia positiva e empatia negativa.

Con empatia positiva ci si riferisce alla capacità di partecipare pienamente alle gioie altrui, avendo coscienza della sua felicità. Con le dovute distanze e differenze, l’empatia positiva è molto simile alla simpatia.

Quando invece non riusciamo ad empatizzare con la gioia degli altri, e tendiamo a trasferire le loro emozioni nel nostro vissuto, ecco che possiamo parlare di empatia negativa.

Cerco di semplificare quest’ultimo concetto con un esempio: la perdita di una persona cara. In queste situazioni è fisiologico non riuscire a provare una sorta di simpatia per la gioia di un’altra persona non coinvolta nel lutto. Si crea, così, un contrasto forte tra la tristezza per la perdita e la gioia per un qualunque motivo; un contrasto così netto da portare a un conflitto interiore dell’io che non sa se vivere la gioia dell’altro o rimanere triste per il suo lutto.

Mancanza di empatia

Come ho già avuto modo di accennare, possono anche verificarsi casi, non così rari, di mancanza di empatia che porta le persone a instaurare relazioni interpersonali con il solo obiettivo di ottenere un tornaconto personale, che nella maggior parte dei casi riguarda il miglioramento dell’autostima. È il caso, per esempio delle persone narcisiste.

Niente paura! La mancanza di empatia può essere risolta intraprendendo una terapia di natura sistemico relazionale, soprattutto se si ritiene che l’ambiente familiare abbia avuto un ruolo fondamentale nel non-sviluppo di questa dote.

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