Il difficile legame tra mente e corpo: i disturbi psicosomatici nei bambini

Il concetto di psicosomatica negli ultimi tempi viene utilizzato sempre più spesso nel mondo occidentale. Il legame tra il nostro fisico e la nostra mente si basa su un principio di equilibrio che non sempre viene rispettato. Seppur il termine psicosomatica possa essere analizzato in modi diversi, il significato più comune che gli viene attribuito risulta essere l’idea che un sintomo somatico abbia in realtà un’origine psichica.

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In ambito accademico fu Franz Gabriel Alexander, psicanalista e medico ungherese, il primo a citare la relazione mente-corpo come un continuum. Secondo le sue teorie un paziente psicosomatico è una persona che difficilmente riesce a esternare, a scaricare la tensione all’esterno, ad “agire fuori” (acting out). Di conseguenza il suo agire rimane all’interno del sé (acting in), con la comparsa di conseguenti disturbi fisici.

Ma se per gli adulti esiste questo legame mente-corpo, lo stesso si può dire per i bambini?

Anche se la letteratura relativa al fenomeno durante infanzia e adolescenza è meno cospicua, si può comunque evidenziare il rischio anche per i più giovani, soprattutto adolescenti, di soffrire di questi disturbi psicosomatici.

Disturbi psicosomatici nei bambini: sintomi più ricorrenti?

  • Dolori addominali. Possono essere acuti, ovvero limitati nel tempo, cronici quindi continuativi, oppure ricorrenti, con alternanza del dolore acuto seguito da momenti di remissione del sintomo.
  • Cefalea. In età pediatrica ne soffre circa il 14% dei bambini. Questo, tra i disturbi psicosomatici, è quello maggiormente presente nelle ragazze.
  • Mal di schiena. La prevalenza di questo sintomo in età infantile è del 4,7%, con dati però oscillanti in base ai Paesi (ad esempio negli Stati Uniti questo dato cresce fino al 22%).
  • Sindrome da Fatica Cronica. Si tratta di una malattia in cui prevalgono per oltre 6 mesi sintomi quali spossatezza, dolori muscolari, mal di testa, febbre, mal di gola, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione. Questo disturbo non ha origine organica, non si riduce con il riposo e limita notevolmente la vita sociale di chi ne soffre. Studi epidemiologici indicano la possibile presenza di questa malattia anche negli adolescenti e nei bambini, con una frequenza maggiore nelle ragazze.

Da cosa sono causati?

Non vi è una risposta univoca in quanto si tratta di un insieme di fattori multipli e diversi. Se in letteratura Donald Winnicot, famoso psicanalista, sosteneva l’importanza del ruolo materno ai fini di uno sviluppo normale del bambino, è altresì vero che l’ambiente, unitamente al temperamento e alla capacità di resilienza del bambino giocano un ruolo fondamentale. L’insieme di questi fattori può garantire una maggiore o minore propensione allo sviluppo di disturbi psicosomatici. Solitamente è frequente la correlazione tra la difficoltà nella gestione delle emozioni, soprattutto l’ansia, e la comparsa di sintomi sopraelencati.

Come intervenire

Di fronte a questi dati è necessario, però, rimarcare che la differenza tra patologia organica e disturbo psicosomatico risiede nell’origine della malattia. Per tale motivo, di fronte a sintomi fisici dubbi, è fondamentale consultare in primis il pediatra o il medico di fiducia per poter eliminare possibili cause fisiologiche della patologia.

Laddove non fossero presenti disturbi di natura organica, per un genitore è importante comprendere che non vi è simulazione del sintomo. I dolori sono realmente presenti e spesso possono portare a limitare la libertà e la sfera sociale dei propri figli. Per un genitore è importante osservare la frequenza del sintomo anche per constatare se il disagio fisico si presenta in correlazione di un determinato evento, come ad esempio un compito in classe, un’occasione sociale, una ricorrenza. A fronte di ciò occorre fornire il giusto ascolto, senza minimizzare o banalizzare, ma cercando di comprendere insieme al proprio figlio quali possano essere i fattori scatenanti.

Per fornire un supporto adeguato si può chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta. In questo caso la terapia cognitivo-comportamentale e sistemico-familiare risultano essere i più adatti ai bambini e ragazzi.

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