Ansia sociale: quando la timidezza degenera e causa malessere

Ansia sociale: quando la timidezza degenera e causa malessere

Il Disturbo di Ansia Sociale (DAS), o fobia sociale, è un disturbo piuttosto frequente. Scopriamolo meglio insieme.

Succede così: sei in una stanza con altre persone e inizi a sudare, il viso ti diventa rosso, ma così rosso che sembra ti stia per andare a fuoco, hai le palpitazioni, non riesci più ad esprimerti, è come se le parole ti si strozzassero in gola… Adesso ti senti al centro dell’attenzione, è come se tutti fossero pronti a giudicarti in senso negativo, ti senti in imbarazzo – e il senso di umiliazione è lì a due passi, pronto ad assalirti.

Quante volte ti capita? Qualunque sia la frequenza, è sempre troppo: devi reagire! Non puoi lasciarti sopraffare dalla fobia sociale.

L’Ansia sociale

Il Disturbo di Ansia Sociale (o fobia sociale), solitamente, inizia a manifestarsi durante l’adolescenza – periodo in cui ognuno di noi inizia a rapportarsi con maggior consapevolezza con il mondo esterno.

Chi soffre di tale disturbo non riesce a controllare le proprie reazioni emotive all’interno di un contesto sociale. Ed ecco che si scatenano le reazione descritte all’inizio: sudorazione, rossore, palpitazioni, difficoltà nell’esprimersi, imbarazzo, umiliazione… Per evitare che ciò accade, allora, chi soffre di ansia sociale cerca in tutti i modi di evitare tali situazioni ansiogene. Ma così facendo, corrono il rischio di isolarsi socialmente e, in alcuni casi più gravi, anche (e conseguentemente) di non vivere serenamente sia la vita famigliare, sia quella sociale, sia quella lavorativa.

Per approfondire: La fobia sociale dipende da bassi livelli di serotonina?

Le situazioni sociali più temute

Ogni giorno si incontra qualcuno, si parla con qualcuno, si entra in contatto con qualcuno – ogni giorno, in pratica possono manifestarsi piccole o grandi interazioni sociali e, per chi soffre di fobia sociale, ognuna di queste situazioni porta con sé un alto grado di insofferenza ed ansia.

Ciononostante, secondo i ricercatori, sono fondamentalmente 3 le situazioni sociali che possono provocare malessere:

  • Situazioni di tipo interazionale, durante le quali bisogna interagire con un’altra persona;
  • Situazioni di tipo prestazionali, quando cioè ci troviamo a interagire con qualcuno di “grado più alto” e che è li per giudicare una nostra perfomance;
  • Situazioni di tipo osservazionale, cioè essere osservati mentre stiamo facendo qualcosa.

La timidezza è un’altra cosa

Alla luce di quanto emerso fin ora, verrebbe spontaneo paragonare la fobia sociale alla timidezza, data la presenza di molti elementi in comune. Ma non è così: l’ansia sociale e la timidezza non sono la stessa cosa.

La manifestazione dei sintomi della timidezza è molto meno eccessiva. In caso di fobia sociale i sintomi sono talmente forti da portare chi ne soffre a isolarsi – tanto si sentono impossibilitati a partecipare a situazioni sociali. Le persone timide, invece, avvertono senz’altro un disagio, ma non così forte ed estremo da portarli ad evitare in maniera estrema ogni forma di relazione con l’altro.

Se questo dovesse accedere allora non staremo più parlando di timidezza, bensì di ansia sociale.

Per approfondire: Come comportarsi con bambini timidi

Come superare la fobia sociale?

Come spesso accade, anche nel caso del Disturbo d’Ansia Sociale, difficilmente chi ne soffre è disposto a riconoscerlo e, soprattutto a iniziare un percorso terapeutico. Preferisce, piuttosto, mascherarlo agli occhi degli altri, magari facendo loro credere di non aver piacere, per eccesiva arroganza o egocentrismo, di partecipare ad eventi sociali. Ovviamente non è così: chi soffre di fobia sociale non vuole partecipare a momenti di interazione sociale perché ha paura. Così tanta paura non riuscire ad affrontarla – così tanto da vergognarsene e tenerla nascosta.

Per questo motivo è importante affidarsi a una terapia cognitivo-comportamentale, che mira a modificare lo stile di pensiero e i comportamenti di chi soffre di ansia sociale. È importante, durante questa terapia, che il paziente impari a guardare la vita da un’altra angolazione, a considerare soprattutto gli aspetti positivi delle proprie esperienze vissute, ad accrescere la propria autostima.

Ci sono, tuttavia, casi e situazioni più gravi, in cui la sola terapia cognitivo-comportamentale potrebbe non essere sufficiente. In questi casi, per superare l’ansia sociale diventa necessaria l’assunzione di farmaci – sempre in concomitanza con una psicoterapia che, in questo caso, sarebbe opportuno far iniziare successivamente all’inizio del trattamento farmacologico (ma prima della sua conclusione), cosicché possa esprimersi in tutta la sua efficacia.

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