Anoressia maschile: cos’è, come si riconosce e come si cura

Anoressia maschile: cos’è, come si riconosce e come si cura

L’anoressia è un disturbo del comportamento alimentare collegato generalmente al sesso femminile e alla ricerca spasmodica della forma fisica perfetta. L’interesse medico e mediatico dedicato a queste situazioni tende a mettere in secondo piano il problema dell’anoressia maschile, una patologia conosciuta anche con il nome di visnoressia.
C’è chi parla di un notevole incremento dei casi e chi, invece, solo di una maggior conoscenza del fenomeno e della possibilità di osservare situazioni che esistono da tanto tempo e che solo da pochi anni vengono analizzate con la giusta attenzione.
Proprio per questa tendenza a concentrarsi sul problema dell’anoressia femminile, quando il disturbo si manifesta in soggetti di sesso maschile si tende spesso a rivolgersi a uno specialista circa 7 anni dopo la comparsa dei primi sintomi, contro i 4 che invece trascorrono dal momento in cui l’anoressia femminile inizia a fare la sua comparsa a quello in cui chi ne soffre sceglie di consultare uno psicoterapeuta.

Anoressia maschile: la sintomatologia

L’anoressia maschile si manifesta con una sintomatologia molto diversa rispetto a quella dell’anoressia femminile. Comincio con lo specificare il fatto che la donna anoressica tende a vedersi grassa anche quando è sottopeso, arrivando a rifiutare il cibo e a fare ricorso ai lassativi per eliminare quel poco che riesce a ingerire.
Questo quadro raramente si palesa nei soggetti di sesso maschile. L’uomo anoressico tende infatti a scegliere un ricorso spasmodico all’esercizio fisico, assumendo anche anabolizzanti per aumentare la massa muscolare e scegliendo cibi ritenuti utili a favorire lo sviluppo muscolare. In questi casi il fisico atletico diventa una ‘corazza’, un espediente per nascondere le proprie insicurezze e il senso d’inadeguatezza.

Un’altra differenza sostanziale tra anoressia femminile e visnoressia riguarda il periodo in cui iniziano a palesarsi i sintomi. Se per i soggetti di sesso femminile si parla della primissima adolescenza – più o meno verso i 14 anni – in quelli di sesso maschile tendono a svilupparsi tra i 18 e i 19, con casi che riguardano anche l’età infantile e gli over 40.

Parlare di visnoressia vuol dire anche chiamare in causa alcuni sintomi fisici, come per esempio il notevole calo del desiderio sessuale e l’insorgere di problemi d’impotenza (l’organismo non sufficientemente nutrito fatica a produrre testosterone).

Tra i sintomi dell’anoressia maschile rientrano anche i seguenti sintomi:

  • Paura di aumentare di peso;
  • Controllo ossessivo della quantità di calorie assunte;
  • Palesi manifestazioni di disgusto verso i cibi non ritenuti utili all’aumento della massa muscolare;
  • Frequenti sbalzi d’umore e crisi depressive;
  • Ansia correlata all’attività sessuale;
  • Sensi di colpa dopo aver mangiato;
  • Sensi di colpa in casi in cui si saltano le ore di allenamento fisico;
  • Palese insoddisfazione del proprio corpo.

Incidenza dell’anoressia maschile

I media, come ho già avuto modo di ricordare, tendono a puntare il focus soprattutto sull’anoressia femminile, relegando quella maschile al rango di disturbo poco diffuso.
Certamente non lo è quanto quella femminile, ma merita comunque attenzione dal momento che, come dimostrano i dati di uno studio condotto nel 2005 da un’equipe di Torino, riguarda circa il 10% dei casi sul totale dei disturbi di natura anoressica.
Vediamo ora quali sono le principali cause che determinano l’insorgenza di anoressia maschile.

Anoressia maschile: cause e fattori di rischio

Quali sono le cause dell’anoressia maschile? Comprenderle vuol dire in molti casi andare ad analizzare nel dettaglio il vissuto di chi soffre e scoprire situazioni come la tendenza a farsi influenzare eccessivamente dai mass media, che vedono nel corpo maschile muscoloso uno dei migliori ideali di bellezza da perseguire.
Altro aspetto da considerare quando si parla di cause dell’anoressia maschile è la storia medica del singolo soggetto. Non sono infatti rari i casi d’insorgenza della patologia in giovani con un passato di obesità, superato grazie a diete ed esercizio fisico diventati poi un’ossessione.
Questa situazione è frequente soprattutto nei soggetti con un passato di obesità negli anni della preadolescenza, che si trovano a fare i conti con un cambiamento fisico molto importante legato sia al dimagrimento, sia allo sviluppo dei caratteri sessuali.
Anche vedere un familiare stretto vivere direttamente dei problemi di salute legati al peso e allo scarso esercizio fisico può portare a sviluppare un comportamento alimentare di natura anoressica.

Un fattore di rischio non indifferente riguardante l’anoressia maschile è l’incertezza relativa al proprio orientamento sessuale. Diversi studi hanno portato infatti alla luce come la visnoressia costituisca una condizione comune a tanti adolescenti e uomini cresciuti in situazioni familiari dove il tema del sesso rappresenta un tabù (questo comporta anche l’insorgenza di situazioni di ansia in concomitanza con l’atto sessuale, oppure la tendenza di rimanere inattivi sessualmente e ad arrivare all’annullamento totale delle pulsioni attraverso il digiuno e l’indebolimento fisico da esso comportato).

Come si cura l’anoressia maschile?

Il trattamento dell’anoressia maschile varia di caso in caso e parte dall’analisi dei sintomi e della storia personale, per appurare l’eventuale necessità di una terapia di familiare.
Nella maggior parte delle situazioni la terapia cognitivo-comportamentale costituisce l’approccio più efficace. Fondamentale è il lavoro di squadra del terapeuta, dell’endocrinologo e del nutrizionista. Un esempio può essere il programma di cura per bambini e adolescenti che propone l’Ospedale di Boston, con una équipe composta da diverse figure professionali.

Cosa possono fare i genitori di un adolescente anoressico? Prima di tutto consultarsi periodicamente con il terapeuta – la collaborazione con la famiglia può essere fondamentale per il buon esito della terapia – poi impegnarsi a valorizzare i punti forti del figlio, evitando però di sfociare in atteggiamenti iper protettivi che possono rivelarsi alquanto dannosi e poco utili allo sviluppo di un carattere autonomo e sicuro nell’adolescente e nel giovane che non si sente a suo agio con il proprio corpo.